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RESPIRO E CORAZZE MUSCOLARI

Nel  nostro corpo fisico abbiamo cristallizzato le esperienze che ci hanno segnato emotivamente; abbiamo spesso reagito cercando di non sentire il dolore, la delusione, la paura che hanno accompagnato queste esperienze e che pertanto si sono incise nel nostro mondo emotivo e nel nostro corpo: abilmente abbiamo costruito corazze muscolari per proteggerci e a cui siamo talmente abituati da sempre da sembrarci naturali espressioni di noi stessi. In quei punti specifici del corpo il nostro respiro passa (poco) senza ammorbidire la tensione insita nel muscolo.

Nessuno insegna a respirare a meno che non ci si rivolga a un esperto del settore.

In questo corso condotto e ideato da Alfonso Guizzardi e Nicoletta Ferroni, intitolato RESPIRO E CORAZZE MUSCOLARI,  Ogni partecipante che vorrà mettersi in gioco potrà riconoscere la propria corazza, accettarla e ammorbidirla, senza necessariamente abbandonarla per sempre.

Giocheremo con le nostre resistenze, individuando la funzione che hanno assolto nella nostra vita le corazze e potremo scegliere se tras-formare le tensioni o tenercele care per sempre.

A ogni tensione muscolare seguirà l’incontro con l’organo e l’apparato con cui la corazza è diventata complice e da là scopriremo verità molto curiose sul nostro sistema nervoso e non solo. Le ossa ci mostreranno quanto ci sentiamo strutturati; i muscoli quanta forza vitale scorre o non-scorre in noi. Ed il respiro ci mostrerà, sempre più, quanto la vita fluisce nel modo in cui respiriamo o non respiriamo!

Lavoreremo partendo dal nostro concepimento, da come abbiamo vissuto la nostra vita intrauterina, la nostra nascita e il modo in cui siamo stati allattati per arrivare ad essere consapevoli di come ci siamo organizzati e di come possiamo liberarci per vivere pienamente.

LA FUNZIONE SACRA anche NELL’INCARNAZIONE

Ti sei mai chiesto a cosa o a chi servi?

Conosci la differenza tra la tua FUNZIONE nel piano ORIZZONTALE e la tua FUNZIONE SACRA nel piano VERTICALE

 Nell’incarnazione siamo venuti ad assolvere a una funzione. SERVIAMO a qualcosa più che a qualcuno, ma attiriamo qualcuno per servire a qualcosa e quel qualcosa non è mai inutile.

Tuttavia spesso ci possiamo sentire inutili perché stiamo assolvendo a una funzione che non è allineata con il nostro intento dell’anima, per cui facciamo, diciamo, abbiamo senza avere chiarezza su quello che ci sta accadendo.

Può accadere nelle relazioni a 2 ma anche nel collettivo per questo entriamo facilmente in crisi su quello che viviamo.

Prima di incarnarci la nostra anima ha un intento che “anima” il progetto animico nell’incarnazione. Il progetto animico si articola poi in intenti orizzontali a partire dalla nostra nascita. Gli intenti possono essere: l’intento di nascita, l’intento dell’infanzia, dell’adolescenza, dell’anno, del mese, della settimana, del giorno. Possono essere intenti anche collettivi, non solo personali. L’importante è che tutti gli intenti del progetto animico, sulla scia dell’intento dell’anima, siamo il “carburante” che dona gioia di vivere. Possiamo cambiare i nostri intenti del progetto animico, man mano che ci accorgiamo che ci donano sempre più gioia di vivere. Difficilmente sentiamo gioia se scegliamo intenti altrui solo per accontentare qualcuno. La nostra anima per prima ci dirà che non funziona. E come lo fa? Sintonizzandoci sulla scontentezza.

Tuttavia non possiamo cambiare la nostra funzione. Abbiamo una unica funzione che va riscoperta per assolverla e per riconnetterla con gli svariati intenti che possiamo scegliere continuamente in allineamento con l’intento dell’anima.

 

Il gioco sta nel rendere più sacra, ovvero più divina possibile, la nostra funzione attraverso l’onesta intercettazione del nostro intento dell’anima. E una funzione diventa sacra quando è totalmente allineata all’intento dell’anima. Solo allora diventa sacra e solo quando diventa sacra può chiamarsi funzione dell’anima nell’incarnazione e quando è tale il progetto animico è completato in totale allineamento con tutti gli intenti a partire dall’intento dell’anima. Questa è la felicità pura in cui tutto avviene al momento giusto, al posto giusto, con le persone giuste.

Se siamo sintonizzati con questo gioco di intenti, cogliamo l’attimo con più semplicità.

Se siamo sconnessi, è più facile che non cogliamo l’attimo e continuiamo a vivere rincorrendo sogni che non sono nostri.

Lo snodo sta nel sentire quanta gioia sentiamo nel fare ciò che facciamo ogni istante della nostra vita.

E su queste tematiche lavoreremo con gioia, “respirandole” nei moduli ANIME IN CAMMINO e a seguire FAMIGLIE D’ANIME.

Nicoletta Ferroni

www.nicolettaferroni.it

 

Formatrice della scuola R.A.BB.I.T.S.® (Rebirthing and BreathBalance International Training School)

www.breathbalance.it

LA MAESTRIA DELL’EGO

Si parla tanto di maestri. Ma chi è un maestro?

Forse il maestro è innanzi tutto colui che sa essere maestro a se stesso. Per questo non esiste il vero maestro, perché tutti nell’imparare percorriamo dei passi che spesso sembrano “falsi”.

C’è chi afferma che il “falso maestro” usa la relazione con gli altri per nutrire il suo ego. Ma chi non lo fa?  E soprattutto, che cosè lego?

Molti si illudono di poter vivere senza dover acquietare il proprio ego. Ma anche questa è unillusione nellillusione. Lego è un abito con cui tutti ci mostriamo a noi stessi ancor prima che al mondo. Un abito più o meno gradevole con cui proteggiamo un sé e un io.

Il , inteso come unità complessiva della personalità che abbraccia  conscio e inconscio e lio, come centro strutturato della mente cosciente, il bagaglio cognitivo di cui siamo consapevoli, hanno da essere protetti in qualche modo con un abito comportamentale ed emozionale.

Chi di noi accetta il proprio ego, anzi ancor prima, chi lo riconosce?

Stiamo parlando di qualcosa che ha a che vedere con le reazioni umane, che possono essere meccanismi difensivi o meccanismi protettivi.

Se so scegliere quelli protettivi anziché quelli difensivi, come manifestazione di un ego sintonico e non distonico, già sono avanti nellessere soprattutto maestra di me stessa. Ma non sempre.

E citiamo un esempio. Immaginate uninsegnante che insegna da una tanti anni e che fin dallinizio ha sempre preferito proteggersi anteriormente, anziché difendersi posteriormente, mostrando ai suoi allievi le sue debolezze, i suoi limiti, ma anche le sue evoluzione e i suoi traguardi.

Potremmo dire che è uninsegnante umile, onesta, sincera. Ci sta. Ma potremmo dire anche che è uninsegnante che sta già avendo paura che prima o poi i suoi allievi scopriranno parti di lei che potrebbero non piacere, e quindi anche questa insegnante sta giocando un gioco di potere fasullo.

Oppure immaginiamo uninsegnante che mostra solo i suoi successi, raccontandoli, tenendo però privata la sua vita per paura che vengano alla luce le imperfezionidella sua esistenza.

Immaginiamo anche uninsegnante che è molto accondiscendente con gli allievi, lasciandoli liberi di fare la loro strada con i propri tempi senza s-forzarli, lasciandoli forse bloccati più tempo necessario di quanto rimarrebbero, se questa insegnante avesse il coraggio di spronarli con amore ma con determinazione. O comunque con lamore con cui linsegnante è capace di amare.

Quale delle tre insegnanti vi piace di più? Qual è la più adatta al caso vostro? Forse nessuna delle tre. Forse avete un altro ideale di insegnante perfetta per voi.

Un maestro è colui o colei che sa darvi, nel modo che conosce, quella chiave che serve a voi per aprire il vostro cuore e questa chiave ve la può dare solo quellinsegnante ha già sperimentato questa apertura del cuore, con o senza meccanismi difensivi.

Perché lego lo curi e lo ami, se il cuore sa riconoscere le proprie ferite senza accusare lego di essere un ego ferito. Le ferite appartengono a tutto il tuo sé, a tutto il tuo io, a tutto il tuo ego.

E, senti questa, forse queste ferite non sono neanche solo  tue, ma nascoste nel tuo dna, in eredità chissà da quanti secoli, chissà da chi. Per cui, ego su ego, vedi che cosa accadrà se uno dei tuoi più grandi maestri è proprio il tuo di Ego.

Nicoletta Ferroni,

www.nicolettaferroni.it

 

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