De-SIDERA-re attraverso il Respiro della R.A.BB.I.T.S.®

Desiderare deriva dalla parola latina de-sidus: senza stelle.

Quando desidero sto dando voce a un bisogno di credere che al momento sono lontano dalla luce delle stelle.

Esiste infatti il rituale di esprimere un desiderio allorché vediamo una stella cadente, ovvero una stella che cadendo a noi ci porta luce.

Noi della R.A.BB.I.T.S.® (Rebirthing and BreathBalance® International Training School) siamo convinti che l’unica essenza creante e creatrice esistente in tutte le particelle subatomiche di qualsiasi atomo è costituita e sprigiona quell’essenza chiamata Amore inclusivo e sosteniamo che il modo in cui l’essere umano può connettersi a quest’essenza in sé è attraverso il proprio Respiro cosciente e coerente. Ovvero un respiro senza apnee e senza ostacoli mentre fluisce nel corpo fisico.

Tuttavia sosteniamo anche che “desiderare” non è un atto cosciente e coerente perché implica un ammettere che la Luce è fuori di noi. Per questo preferiamo credere negli “intenti” (dal latino intentum, part.pass. del verbo intendere: ovvero tendere verso…),

ovvero azioni di tendere verso qualcosa a cui miro. Come dire: “non aspetto che cada una stella cadente, ma mi elevo verso una stella che brilla in cielo tanto quanto me.”

E il respiro cosciente e coerente è la porta di accesso a questo tendere verso questa Luce, verso l’espansione della nostra coscienza a una coscienza universale.”

Provare per credere! E per crederci è necessario portarci “attenzione“!

Intenzione e Attenzione sono le nostre parole chiave. E nel frattempo ci respiriamo.

Come sbloccare il RESPIRO? Ecco un semplice esercizio di BreathBalance®

Ti sei accorto che hai il respiro bloccato nel torace o nell’addome?

Fai spesso sospiri o hai la sensazione che, per quanto prendi aria, non riesci a riempire i polmoni?

Hai il “fiato corto” pur non fumando?

Ecco un semplice esercizio conoscitivo di avvicinamento al BreathBalance® che può sbloccare il maniera importante il respiro in pochi passi.

Cercate un luogo tranquillo dove possiate trascorrere qualche minuto in pace e sdraiatevi su un tappetino, parquet o materassino (importante è che non sia troppo morbido).

Fate alcuni respiri profondi e sentite come il respiro si muove attraverso il vostro ventre e il vostro torace. State semplicemente in ascolto di quello che accade ed eventualmente utilizzate le vostre mani per percepire meglio il vostro corpo.

Dove respirate con maggiore facilità? nel torace o nell’addome? durante la respirazione vi siete accorti se vi sono piccole pause a polmone pieno oppure a polmone vuoto?

Adesso fate una profonda inspirazione e trattenete, in apnea, l’aria dentro il vostro torace… gonfiatelo bene bene… e poi, trattenendo l’aria dentro, abbassate il torace e spingete fuori la vostra pancia… e poi ancora … la pancia in dentro e il torace in fuori… basculate un po’ di volte…. e appena ne sentite il bisogno lasciate andare e riprendete fiato…

Fate l’esercizio ancora una decina di volte.

Adesso respirate normalmente e sentite se è cambiato qualcosa nel vostro corpo… se qualcosa è variato nel vostro respiro… notate qualcosa?

Buon respiro a tutti…

Per informazioni e per i corsi di formazione in Facilitatori di BreathBalance® visita il sito www.breathbalance.it

 

RISOLVERE la difesa del Trauma con il BreathBalance®

Il BreathBalance® è una metodologia di lavoro con il respiro profondo che si concentra nel rimuovere le resistenze fisiche ed emotive che impediscono alla naturale respirazione, già presente, dentro di noi di emergere in tutta la sua potenza.

La respirazione che avevamo alla nascita è quanto di più vicino al “respiro perfetto”… e che abbiamo perso solo perché abbiamo dovuto proteggerci dagli eventi della vita, dai mille dolori , separazioni, irritazioni o risentimenti che la vita ci ha proposto. Ad ognuno di questi, una parte di noi si è irrigidita, ha perso elasticità, disponibilità al movimento , curiosità e naturalezza. Ad ogni singola lacrima versata o urlo soffocato, abbiamo dovuto tendere i muscoli del collo, del torace o ridurre il movimento del diaframma . Ad ogni paura abbiamo contrapposto una muscolatura delle spalle tesa e un torace tronfio, mentre ad ogni svalutazione inflittaci abbiamo accusato il colpo nel petto, infossandolo, e siamo diventati più piccoli, per non essere visti; e ci siamo ingobbiti sotto il carico delle troppe responsabilità con un torace sofferente ed una schiena dolente.

Il BreathBalance® non lavora sul Trauma, bensì sulla corazza che abbiamo costruito con il Trauma e che, in un certo qual modo, se ci ha permesso di andare avanti ci costringe ancora oggi di rivivere, dentro di noi, gli effetti del Trauma.

Sciogliere le tensioni con il proprio respiro profondo, permettere al nostro torace di ritornare morbido e flessibile, essere coscienti del nostro ventre e di come possiamo farci attraversare da una vera e propria onda ristoratrice sono esperienze impagabili, che un poco alla volta trasformano dall’interno il nostro Sé.

Per seguire un percorso formativo in BreathBalance® o per sperimentare una seduta visita il sito www.breathbalance.it

 

CHE COSA SONO I 5 BIG

Sono 5 moduli a cui si può accedere dopo i moduli introduttivi:

ANIME IN CAMMINO

 

RESPIRO E CORAZZE MUSCOLARI

 

CREO QUEL CHE SENTO MENTRE LO DICO

 

I 5 big contemplano e approfondiscono i seguenti temi:

 

RIVOLUZIONI NEONATALI: la vita intrauterina e la nascita con rispettivi traumi e drammi

 

MAMMA MIA: il modo in cui siamo stati allattati e svezzati, compresa la rimozione del pannolino

 

LA GRANDE FAMIGLIA: legami, obblighi e paradigmi della mia famiglia d’origine

 

PICCOLO GRANDE AMORE: come ho vissuto le prime relazioni affettive fuori casa

 

IO SONO D’IO: come mi sono difeso nel mondo per soffrire meno possibile

 

 

 

BREATHBALANCE®: CHE COS’E’?

LA NOSTRA FORMAZIONE MODULARE prevede la partecipazione ai seguenti tre corsi che si possono frequentare liberamente, senza doverne fare uno prima o uno dopo. Secondo le date che troverai nella città a te più vicina.

RESPIRO E CORAZZE MUSCOLARI

ANIME IN CAMMINO

CREO QUELLO CHE SENTO MENTRE LO DICO

per poi poter accedere ai 5 big. Per saperne di più dei 5 Big, puoi leggere l’articolo di cui sopra.

RESPIRO E TRATTO CARATTERIALE

 Se ci poniamo lo scopo di trovare una relazione tra la modalità respiratoria e i tratti caratteriali potremmo quindi notare che esistono varie macrotipologie di respirazione.

  1. La respirazione muscolare o toracica, caratterizzata da una rigidità della parte superiore del dorso e del collo, come se la persona si stesse continuamente trattenendo, con una tendenza verso la iper-espansione del torace: la persona non vuole lasciar uscire nulla di pregiudizievole, come ad esempio potrebbe essere un’emozione: costoro hanno un ritmo rigido e costante del respiro che riesce, proprio per questo, ad essere dissociato dai sentimenti sottostanti. Reich metteva in evidenza che il militarismo ricorre costantemente a questo tipo di corazza muscolare inducendola nei soldati: pancia in dentro, spalle indietro e petto in fuori; infatti è presente nel tratto rigido e coatto/fallico. Ciò comporta anche fisicamente una serie di problematiche legate alla salute: una tendenza all’aumento della pressione del sangue, a palpitazioni e ansia, e, in alcuni casi gravi, con il perdurare di tale situazione, anche all’ingrossamento del cuore.
  2. La respirazione intestinale, che si ha quando la parete intestinale funziona in modo anormale: invece di rilassarsi ed espandersi durante l’inspirazione, essa s’indurisce formando una massa compatta. L’espirazione può sciogliere questa contrazione solo in parte; perciò questa massa rimane. Tale caratteristica è tipica dell’individuo masochista che tenta di eliminare sensazioni intestinali dolorose comprimendo l’addome e, invece, paradossalmente riproduce il dolore ristabilendo la forte tensione muscolare. I pazienti con questa modalità respiratoria e tratto caratteriale spesso lamentano un’insopportabile “pressione” allo stomaco o la presenza di una sorta di “cintura” che li stringe mentre in altri invece c’è una particolare sensibilità in alcuni punti della pancia che diventano dolenti o sensibili al tatto; ma tutti hanno una inspiegabile paura di ricevere un colpo all’addome. Scrive Lowen, allievo di Reich e fondatore della bioenergetica, che può essere definita anche come respirazione paradossale, perché i movimenti del torace e dell’addome  sono contrapposti anziché  essere armonici e coerenti: il torace sale mentre l’addome scende e viceversa. Si potrebbe anche evidenziare come il modello energetico viene trasferito dal sistema intestinale al sistema respiratorio in quanto la si nota in individui che esposti a situazioni talmente nauseanti da far loro desiderare di vomitare (il veleno della paranoia) o in individui esposti a situazioni di umiliazione anale e di disgusto per il contenuto intestinale (il pantano del masochismo).
  3. Respirazione come suzione invece si ha in persone con una struttura caratteriale opposta rispetto al rigido/coatto/fallico che, abbiamo visto più sopra, adotta una respirazione toracica o muscolare. Il torace e l’addome in questo tipo di respirazione sono sgonfi anziché tronfi: pare non esservi tensione muscolare nella parte anteriore del corpo; lo sgonfiamento della struttura corporea orale e delle caratteristiche del carattere che, Lowen ha così ben descritto, si rileva in questa modalità respiratoria: l’individuo non sembra aver un timore nei confronti dell’aria che entra nei suoi polmoni, piuttosto manifesta un atteggiamento appreso che deriva dai movimenti della suzione: è deluso e insoddisfatto non solo per la mancanza o qualità di cibo ma anche di aria. L’impressione di non riuscire, nemmeno con gli sforzi più intensi, a raggiungere un soddisfacimento nella suzione (il flusso e la qualità di latte materno era indipendente dalla volontà del bambino), viene trasferita alla respirazione e la persona spesso manifesta fame d’aria, teme di ingoiarla e di succhiarla.
  4. La respirazione uterina indica che la persona fa movimenti respiratori impercettibili come se temesse di sentire i suoi stessi suoni e movimenti. Questa caratteristica si adatta alla struttura caratteriale dello schizoide (e di tratti a bassa densità energetica come il borderline) basata sul convincimento di non aver diritto di esistere. In altri termini c’è un’inibizione dei movimenti respiratori verso il mondo e questi movimenti sono sostituiti da un’inibizione globale che richiama l’immobilità del feto. Si ritiene che frenare i movimenti respiratori in modo così continuo indichi un timore di far entrare dentro di sé “l’altro” (il mondo) attraverso la respirazione e un desiderio di ritornare al tranquillo mondo dell’utero. Reich ha descritto questa modalità respiratoria riferendosi a un paziente schizofrenico da lui trattato, dal respiro leggero ed impercettibile come di qualcuno riluttante o incapace a nascere, mentre la respirazione profonda può far nascere in questi soggetti (schizoidi) la sensazione di morire per annegamento.

Nicoletta Ferroni e Alfonso Guizzardi, tratto dall’articolo contenuto in Il Grande Libro di Medicina e Psicologia Vibrazionale, a cura di Alfonso Guizzari, ed. Sì.

IL DIAFRAMMA E LE EMOZIONI

Una respirazione profonda e regolare determina una maggior carica energetica dell’organismo e un’intensità maggiore delle emozioni, mentre, al contrario, uno stato di inspirazione cronica comporta una riduzione della carica energetica e conseguentemente una minore intensità delle emozioni stesse.

Il diaframma è un muscolo grande, a forma di cupola, che attraversa il corpo a livello della vita, dividendo la metà superiore da quella inferiore, e che presenta dei fori per il passaggio dell’esofago, delle vene, delle arterie, ecc. sopra di esso ci sono il cuore e i polmoni, mentre sotto vi sono lo stomaco, l’intestino, il fegato, il pancreas, i reni.

Noi respiriamo principalmente con il diaframma, o almeno così dovremmo fare se utilizzassimo correttamente il nostro corpo: infatti se il diaframma è mobile si contrae ad ogni inspirazione, cosicché il suo rigonfiamento cupoliforme si espande, appiattendosi superiormente, e ciò aumenta lo spazio nella cavità toracica e, di conseguenza, permette ai polmoni di espandersi nello spazio semivuoto mentre aspirano aria, ma, non appena il diaframma si rilassa, si allarga nuovamente verso l’alto spingendo decisamente l’aria fuori dai polmoni. I muscoli della gabbia toracica, le spalle, e così via, possono però “impedirci” di respirare quando sono troppo tesi, anche se il ruolo che svolgono nel processo di respirazione è secondario rispetto a quello del grande e potente telo muscolare diaframmatico poiché, in realtà, non devono fare altro che farsi da parte e rilassarsi.

È il diaframma dunque che per primo si tende e si irrigidisce nei bimbi infelici, interrompendo il fluire spontaneo e naturale del respiro quando vedono ciò che non avrebbero voluto vedere o sentono ciò che non avrebbero voluto sentire. Purtroppo spesso gli adulti non danno un adeguato valore ad eventi o emozioni che coinvolgono i più piccoli: “Tanto, è piccolo!” pensano. Ma proprio come un alberello viene a modellarsi dall’ambiente in cui si trova, così anche un bimbo si adegua, con tutta la plasticità di cui è capace, con la soluzione, anche psicofisiologica, che, in quel momento, gli sembra la più adatta. Così questo segmento accumula in sé l’intollerabile terrore originario che ci ha fatto separare dalla nostra stessa energia:  la sensazione che a molti di noi è nota come “agitazione di stomaco”. Semplificando al massimo potremmo dire che tendere il diaframma, e conseguentemente sospendere o ridurre il nostro respiro, sia un po’ come un’anestesia emotiva a cui ricorriamo quando il dolore emotivo è valutato troppo forte, lancinante, insostenibile.

Più il diaframma è teso, maggiore sarà la separazione totale tra testa e ventre, tra ragione e istinto, tra conscio e inconscio, tra “cielo” e “inferi”. Nel libro Etere, Dio e Diavolo, Reich esprime la connessione del respiro, tra “Dio” come rappresentazione delle forze naturali della vita e della bioenergia dell’uomo e il “Diavolo”, come rappresentazione distruttiva di queste forze vitali.

Spesso si ha una sensazione molto intensa, che viene definita come uno “sprofondare” oppure come un “tuffo” allo stomaco. Questa è una descrizione  molto accurata del movimento repentino che avviene al confine tra la parte superiore e quella inferiore del nostro mondo interno. La sensazione di sprofondare corrisponde al cadere dentro noi stessi, ovvero nel regno dei sentimenti viscerali, dove le emozioni e le sensazioni sono molto meno traducibili razionalmente di quelle che invece arrivano dalla testa e dalla parte superiore del corpo.

Il diaframma è trasformato in un “pavimento” e quando questo inizia a cedere, allorché il lavoro psicocorporeo permette al diaframma di tornare a essere mobile, può essere profondamente disturbante per il soggetto: chi ha il diaframma teso, molto spesso respira con il torace o con la pancia; oppure, se entrambi si muovono, non lo fanno in sincronia, cosicché la pancia può addirittura incavarsi mentre il torace si espande e viceversa.

Il diaframma spesso trattiene la rabbia omicida oltre alla paura: una rabbia cieca, totale, che può diventare furia, contro la repressione originaria che rende il respiro corazzato e che spesso può essere localizzata ai lati  e dietro il segmento vita, dove il diaframma si ancora alle ossa; alcuni chiamano questi muscoli laterali i “muscoli del rancore”. La tensione nella parte bassa della schiena, classico problema di questi tempi,  può spesso essere in relazione con il diaframma bloccato e con i conflitti tra le necessità quotidiane e i sentimenti più “alti” e quelli più “bassi”, soprattutto quelli che riguardano il bacino, ossia il livello genito-oculare, la propria adolescenza.

Così un problema fondamentale del diaframma è quello del “controllo”. I problemi in quest’area solitamente sorgono dalla lotta per “controllarsi”, secondo un insegnamento fondamentale ed impossibile, che la nostra cultura impartisce ai suoi figli mentre la nostra natura richiede spontaneità.

Il tentativo di essere padroni di se stessi coinvolge notevolmente il diaframma. Solo pochi possono controllare il proprio battito cardiaco, ma tutti noi possiamo controllare il respiro anche se facendolo abitualmente ci rechiamo un grosso danno, nonostante la capacità di essere consapevoli del proprio respiro,  cavalcando dolcemente le sue onde, sia profondamente benefica per la nostra salute e per il nostro equilibrio psicofisico: quando il diaframma è libero e mobile, siamo aperti a raccogliere spontaneamente ciò che risiede nel “profondo”, siamo aperti cioè al nostro pensiero “viscerale”, alle nostre emozioni e alla vitalità che esse raccontano.

Nicoletta Ferroni e Alfonso Guizzardi

tratto dall’articolo contenuto all’interno del GRANDE LIBRO DI MEDICINA E PSICOLOGIA VIBRAZIONALE a cura di Alfonso Guizzardi, Ed. Sì

TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI (PARTE 2)

Le emozioni secondarie, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.

Esse sono:

allegria, sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;

invidia, stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede;

vergogna, reazione emotiva che si prova in conseguenza alla trasgressione di regole sociali;

ansia, reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico, futuro e distante;

rassegnazione, disposizione d’animo di chi accetta pazientemente un dolore, una sfortuna;

gelosia, stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa che appartiene già al soggetto;

speranza, tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;

perdono, sostituzione delle emozioni negative che seguono un’offesa percepita (es. rabbia, paura) con delle emozioni positive (es. empatia, compassione);

offesa, danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole;

nostalgia, stato di malessere causato da un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta, di una situazione finita che si vorrebbe rivivere;

delusione, stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative, le speranze coltivate non hanno riscontro nella realtà.

rimorso, stato di pena o turbamento psicologico sperimentato da chi ritiene di aver tenuto comportamenti o azioni contrari al proprio codice morale. Pentimento per qualcosa che in passato si è fatto o detto e che invece non avremmo mai voluto fare o dire.

rimpianto, una forma di dispiacere per non aver potuto (o voluto) fare o dire qualcosa.

rammarico, (simile al rimpianto) dispiacere, rincrescimento per non aver più incontrato una persona, di non aver manifestato un sentimento.

rancore, sentimento di odio, sdegno, risentimento.

Quindi, le seconde sono delle emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

EMOZIONI, SENTIMENTI, SENSAZIONI

Tutte le emozioni possono diventare sentimenti, rimanere sensazioni, se cambia la componente spazio-temporale all’interno del corpo fisico/energetico:

La distinzione, infatti, fra Emozioni, Sentimenti e Sensazioni è questa:

  • Le sensazioni (caldo, freddo, ruvido, liscio, aspro, dolce, piacevole, doloroso etc..) sono vissute a livello corporeo come vere e proprie sensazioni fisiche, ovvero tattili, visive, olfattive e gustative.
  • Le emozioni (tristezza, gioia, rabbia, sorpresa, disgusto etc…) sono sensazioni che arrivano al nostro vissuto, sono energia già collegata con la nostra mente, con le nostre “valutazioni”, ma a un livello primordiale, diretto, lineare, di breve durata; SI mi piace/NON LO SO se mi piace/NO non mi piace, niente altro, nessuna elaborazione. Si distinguono in primarie e secondarie (quest’ultime frutto di combinazioni fra primarie e aspetti/vissuti culturali, come visto sopra).
  • I sentimenti invece sono più complessi perché hanno un’articolazione maggiore, sono emozioni collegate con la riflessione mentale, strutturate nel tempo, con una diversa densità. I sentimenti riescono a sostenere l’ambivalenza “SI mi piace” anche se “Non amo questi o questo…”. E così riescono a durare nel tempo e permettono una certa continuità nel nostro comportamento.

NELLA NOSTRA FORMAZIONE IN BREATHBALANCE, ESPLOREREMO LE SENSAZIONI, LE EMOZIONI E I SENTIMENTI attraverso il respiro cosciente e coerente, all’interno dello schema comportamentale della persona.

 

 

 

TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI (PARTE 1)

Le emozioni primarie sono emozioni innate e sono riscontrabili in qualsiasi popolazione, per questo sono definite primarie  ovvero universali.

 Le emozioni secondarie, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale. (Vedi prossimo artivolo)

 

Costantemente proviamo tante emozioni che varia da quelle positive a quelle negative. Fondamentalmente, cos’è un’emozione, di cosa si tratta?

L’emozione consiste in una serie di modificazioni che avvengono nel nostro corpo sia a livello fisiologico, alterazioni respiratorie e cardiache, sia di pensieri, ad esempio: “… che paura… ” o “… non c’è speranza…”, sia reazioni comportamentali, come il fuggire o gridare o alterazioni della mimica facciale, che il soggetto utilizza in risposta a un evento.

Sicuramente, se domani dovesse esserci una interrogazione da affrontare o un compito scritto, un verifica insomma, potrei provare ansia, paura, per il fatto che non so bene come potrebbe andare, per non aver studiato abbastanza, non sapendo esattamente quali domande saranno affrontate e quali potrebbero essere i risultati ottenuti. In questo caso, si possono avvertire una serie di modificazioni a carico del fisico, come le farfalle allo stomaco, la secchezza delle fauci, mal di testa, respiro affannoso e così via. Si tratta di indicatori riguardanti stato di incertezza che si sta affrontando, perché le aspettative che si hanno sono distanti dalla realtà.

 

In tanti hanno studiato le emozioni cercando di definirle e categorizzarle, come Ekman nel 2008. Lo psicologo americano racconta di essere stato in un remoto villaggio sulle alture della Papua Nuova Guinea per studiare gli abitanti del posto e verificare se fosse possibile riscontrare anche tra loro le stesse emozioni provate da altri popoli. Gli indigeni, i Fore, popolo pre-letterario, alla vista di Ekman che mangiava del cibo a loro sconosciuto rimasero stupiti. In particolare uno di loro rimase a guardare Ekman con una particolare espressione. Lo studioso, entusiasta della loro reazione, fotografò l’espressione di disgusto evidenziata sul volto di questo membro della tribù e scrisse: “La fotografia illustra che l’uomo è disgustato dalla vista e dall’odore del cibo che io consideravo appetitoso”.. Questo è solo uno dei tanti esempi riferiti dallo scienziato.

 

Fu proprio seguendo questa Tribù che Ekman poté notare come le espressioni di base fossero universali perché riscontrabili in popolazioni diverse, anche in quella dei Fore che è isolata dal resto del mondo. Così decise di stilare una lista di emozioni divise in primarie e secondarie.

 

Le emozioni primarie di base sono:

  1. 1. rabbia, generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;
  2. paura, emozione dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;
  3. tristezza, si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;
  4. gioia, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;
  5. sorpresa, si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;
  6. disprezzo, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;
  7. disgusto, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.

Queste sono emozioni innate  e sono riscontrabili in qualsiasi popolazione, per questo sono definite primarie  ovvero universali.

COMUNICARE MEDITANDO

 Anche se non parliamo, comunichiamo sempre!

L’ignoranza è un dono divino, la conoscenza il potere sociale.

Il libro “Pragmatica della comunicazione umana” (Watzlawick) ha posto le basi di un nuovo paradigma della comunicazione evidenziando i seguenti assiomi, che noi nella Formazione del BreathBalance “respireremo” ed “esploreremo” attraverso uno studio dettagliato della biografia di ogni partecipante, ad ogni livello: fisico, emozionale, mentale, spirituale.

IN PSICOLINGUISTICA si insegna che:

Non si può non comunicare

Quando due persone si trovano in un’unità spazio-temporale fanno parte di un processo di comunicazione

Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di relazione

Quando due persone comunicano tra loro si scambiano un certo contenuto e contemporaneamente inviano dei messaggi che implicitamente qualificano la relazione in corso.

La comunicazione è un processo circolare

Ogni sequenza di comunicazione è causa del fenomeno che segue ed effetto di quello che lo ha preceduto.

La comunicazione è verbale e analogica

Gli esseri umani comunicano non solo con le parole, con il linguaggio verbale (o digitale perché composto da segnali discreti come lettere dell’alfabeto) ma anche con il corpo e con la voce (o linguaggio analogico perché offre una rappresentazione continua di ciò che si intende comunicare).

Il processo comunicativo

Comunicazione verbale, non verbale e paraverbale

Dialogo e Negoziazione

La comunicazione verbale è costituita dal linguaggio.

La comunicazione non verbale riguarda:

la postura;
la prossemica;
le espressioni del viso;
i movimenti delle braccia e delle mani;
le comunicazioni cinesiche.

La comunicazione paraverbale riguarda:

il tono;
il volume;
il tempo;
il timbro.

ESPLORANDO IL RESPIRO, E DANDO PIU’ SPAZIO AL RESPIRO, SAPREMO COME/DOVE/QUANDO/QUANTO COMUNICARE ANCHE SENZA PARLARE. IN MODO DA POTERCI ESPRIMERE, ATTRAVERSO UNA FORMA DI MEDITAZIONE DI ASCOLTO DELL’ALTRO.