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Dalla P.E.V.® al BreathBalance®

Per chi, come Alfonso Guizzardi, nasce come psicolinguista, l’etimologia delle parole e la semiotica hanno un valore particolarmente importante che porta l’attenzione all’etimologia di una parola: Psicologia.

Si tratta di un sostantivo che proviene dal latino moderno psychologia, a sua volta derivato dal greco ψυχή , ovvero “Anima” e -λογία “-logia”, ovvero scienza, studio. Quindi la Psicologia è la scienza che studia l’Anima attraverso la Psiche, che ne analizza i fenomeni ed i processi, anche nella relazione con gli altri da noi.

Chiaramente si tratta di una scienza che possiede più livelli di studio e di ricerca: può essere utilizzata per trovare il colore e la forma più adatta ad un brand per vendere i suoi prodotti, oppure può venire impiegata efficacemente per risolvere lutti o abbandoni, o traumi di età infantile, oppure può essere un percorso, valido tanto quanto altri, per cercare il contatto con la propria Anima, con l’Intento che ci ha portato ad incarnarci in questo corpo e in questo luogo, in questo tempo ed in questo particolare momento.

Don Pierre Teilhard de Chardin è stato un gesuita, filosofo e paleontologo e sosteneva che “Noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale. Noi siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana.” Ed io concordo con il suo pensiero. Se noi siamo Spiriti che hanno deciso di incarnarsi, diventando Anime, in corpi per vivere esperienze finalizzate ad un intento divino, diventa essenziale trovare il senso dell’essere qui, ora! Quale altro scopo potremmo avere? Quale altra ragione, se non trovare il modo si adempiere all’intento della nostra Anima, del nostro Spirito.

Noi sentiamo e sappiamo di essere in contatto con il nostro Intento Animico quando siamo felici. Quale modo più rivoluzionario, più profondamente saggio e lungimirante abbiamo per cambiare il mondo in cui viviamo se non quello di trovare cosa ci rende felici e poi farlo!

Ebbene, il BreathBalance® trova le sue radici nella  P.E.V.® (Psicoanalisi Energetico Vibrazionale) che parte[1] parte dal presupposto che quando ci guardiamo allo specchio noi vediamo un corpo che però è anche un’entità energetico vibrazionale, che ha questa forma in ragione delle informazioni che ha ricevuto sino a questo momento: il corpo racconta, a più livelli, come se fosse un “diario”, di ogni esperienza vissuta, di ogni evento doloroso o felice; tutto si può leggere nel diario, anche se il possessore lo ritiene “segreto” in realtà non lo è per chi ha le chiavi di lettura. Ma oltre a ciò che vi è celato, quel diario racconta di schemi, di comportamenti reiterati nel tempo, di convinzioni profonde che ci danno indicazione di quanto sia ingabbiata la nostra Anima, una gabbia senza odore, invisibile agli occhi ed intangibile ma estremamente presente: la gabbia della inconsapevolezza!

Pertanto, il BreathBalance si propone come un percorso alternativo alla P.E.V..

Se la P.E.V. è una psicoterapia del profondo che trasforma la struttura caratteriale, liberandola e ricordando all’Anima del paziente che egli può usare la propria Consapevolezza per ricordarsi di essere già Libero, Divino, Amato; il BreathBalance è  un percorso alternativo per tutti coloro che non intendono seguire un percorso di psicanalisi con sedute settimanali, ma che desiderano trarre beneficio anche con sedute mensili oppure ogni 15/20 giorni. Naturalmente la strada è simile ma non uguale, e così anche i risultati, ma ognuno ha la sua strada.

Per questo motivo Alfonso Guizzardi, ideatore del BreathBalance e Nicoletta Ferroni, coideatrice dello stesso e operatrice-formatrice di Rebirthing, hanno creato questo percorso per dare a tutti la possibilità di avventurarsi in una strada luminosa di ricerca e crescita interiore, grazie al Respiro Cosciente e Coerente.

Siamo scintille divine, dobbiamo solo ricordarci di splendere, dobbiamo farlo a qualunque costo, il mondo ha estremo bisogno di persone felici, ne va più che della nostra vita: ne va della nostra Anima!

[1] Per approfondire, Le radici dell’Anima, Alfonso Guizzardi, Edizioni Sì, 2017

La posizione masochista (parte 3)

Soffermiamoci ora su quello che Genovino Ferri  distingue come masochismo primario di primo e secondo tipo.

Il primario di primo tipo in quanto è intrauterino, ossia riferito a quella fase in cui c’è una dominanza dell’ Rcomplex (fase uterina fino ai primi tre mesi o anche prima).

Per il BreathBalance® e per a PEV® tanto il masochismo che il sadismo sono caratterizzati da compressione. Si tratta di un campo estremamente compresso che, nel sadismo, riesce, in qualche misura, ad essere veicolato all’esterno.

A tal proposito si deve specificare che per parlare di sadismo associato al masochismo, occorre che il sadismo si sia prodotto nella fase muscolare perché il soggetto deve essere dotato della capacità di indirizzare la propria aggressività verso l’esterno/altro da Sé. Qui invece stiamo parlando di un masochismo associato ad un sadismo secondario. Non si costituiscono come tratti caratteriologici distinti: Noi sosteniamo che il masochismo è una posizione, mentre per Reich è un vero e proprio carattere, che esprime una specifica funzione adattative del sé. In PEV® (Psicoanalisi Energetico Vibrazionale®)  diciamo che è una risposta del Sé alle condizione che l’altro da sé gli propone, ossia è un meccanismo narcisistico, che serve all’individuo per sopravvivere. Infatti il primo abbozzo di masochismo lo abbiamo già nelle prime fasi della vita: da quì percorre tutta la freccia evolutiva del tempo in senso verticale e attraversa tutte le fasi di sviluppo.

Sia il masochismo sia il sadismo richiedono la presenza di una variabile densità-spessore del Sé medio-alta: se in fase intrauterina c’è un allarme con panico di separazione la risposta masochista del Sé può avvenire solo se c’è anche una buona densità energetica fra il feto e l’utero/mamma, altrimenti non ce la fa e rischierebbe di entrare in una dimensione psicotica o borderline.

Il problema del masochista è il problema di un sé fermato, bloccato, congelato nell’espansione affermativa della sua pulsazione, dalla paura-allarme, dalla frustrazione, dalla castrazione, da separazioni disfunzionali, violenze subite con carico o sovraccarico di tensione sulla periferia del biosistema, nel senso che il masochista è vitale al centro mentre perifericamente ha una corazza tensiogena che lo ostacola nel suo aprirsi alla vita:  pensiamo a una energia che rimbalza come la pallina da squash contro un muro, non riuscendo a sfondarlo.

  • A questo proposito è importante capire da dove arrivi la minaccia di cui sopra: nel “masochismo primario di primo tipo” la minaccia proviene dall’oggetto relazionale utero/mamma, il che è esemplificato da un embrione o feto che esperisce una paura-allarme intrauterina: pensiamo a minacce abortive o allo stress in senso lato come per esempio un lutto subito dalla madre utero per la perdita di una persona cara. Questo piccolo Sé, con densità carica medio-alta, svilupperà il masochismo-narcisismo primario, ovvero si adopererà a passare energia alla madre utero, riducendo il proprio movimento, trattenendolo e riducendo la sua pulsazione vitale. Si preoccuperà di reggerla, di supportarla perché la sopravvivenza dell’altro da Sé coincide con la propria: l’utero muore comporta che anche il feto muoia.
  • Il masochismo primario di secondo tipo invece è a dominanza limbica, che inizia a diventare dominante con il riflesso della suzione, ossia intorno al terzo mese di vita e fino alla dentizione, quindi per tutta la fase orale. In questo caso è centrale la relazione madre-piccolo, dove il neonato ha sempre una buona densità mentre la madre può essere a valenza melanconica, fobica o d’angoscia: ovvero è una madre depressa, che dà al piccolo (latte) ma che trattiene e chiede spesso al piccolo con un “come” circolare entropico (ad es. sorridi a mamma, non piangere, ecc.), seduttivo, comunque mascherante il proprio bisogno, e con risultati sempre coartanti e frustranti sull’aggressività espansiva affermativa esplorativa del figlio/a. Naturalmente questa madre non può accettare che il bambino si separi da lei; si tratta di madri protettive, sempre con un’attenzione elevata (ad esempio: non correre altrimenti ti farai male!), troppo protettive e buone, che ostacolano il passaggio del piccolo dalla fase orale a quella muscolare e l’incontro col secondo campo. Naturalmente questa madre ha problemi con la separazione, probabilmente lei non si è mai separata e ha problemi a far separare il piccolo da Sé, in modo tale da riempire i propri vuoti. Una madre che resiste, per suoi problemi, al parto e/o svezzamento limita il piccolo nel suo poter sperimentare una separazione sana dal primo campo (area di dominio della madre) al secondo campo (area più ampia, familiare). Il piccolo riceve come imprinting questa richiesta e sviluppa così una espressione di masochismo primario di secondo tipo, sovraccaricandosi di una pseudo donatività, che lo spinge a fare di tutto per soddisfare la madre, ma soprattutto, non si sentirà mai di aver dato abbastanza e quindi sentire che può finalmente separarsi. Il piccolo è pseudo donativo perché non dà in quanto è “buono” ma semplicemente perché donando alla madre può riempirla e completarla e di conseguenza sentire che la madre lo ha lasciato andare, che è libero. Questo meccanismo risponde sempre ad un principio di economia narcisistica, riempire il bisogno materno per essere accompagnato e poi lasciato andare nella crescita. Il paradosso è che la fissazione di questo meccanismo energetico realizza facilmente una coazione a ripetere, cioè per quanto il piccolo possa dare, ciò non basterà mai.

Notiamo che i primi due tipi di masochismo primario sono spesso copresenti, magari attualizzandosi in contesti diversi (situazioni di allarme panico morte per il primo tipo, mentre in situazione di angoscia da separazione nel secondo tipo).

Il masochismo secondario è di secondo campo (ovvero l’area di azione della madre) insieme al sadismo: in questo caso vanno insieme; mentre nelle prime forme di masochismo non ci può essere sadismo in quanto non c’è muscolarità.

Quindi il sadismo si accoppia al masochismo solo quando si entra in fase muscolare. Anche in questo caso c’è una compressione, una condensazione del campo. Il sadismo si realizza sempre su un altro da sé specificamente down o con grado masochistico superiore: il sadico è a sua volta un masochista. I tratti del masochismo secondario e del sadismo si rivelano in tratti caratteriologici coatti prefallici o fallici. Più ci spostiamo verso la dimensione fallica e più è facile che si sviluppi l’espressività sadica, mentre il coatto, siccome trattiene, è più portato a non veicolare la sua energia verso il mondo e quindi è più  facile che si sviluppi la dimensione masochista, con un allarme-paura che deriva dalla castrazione. Il caso che abbiamo visto in Reich fa riferimento proprio a questa dimensione coatta prefallica, poiché è evidente che ci sia un secondo campo castrante delle pulsioni legate alla genitalità, esse si caricano di una aggressività repressa distruttiva. Man mano che ci spostiamo da una fissazione coatta ad una fallica assistiamo ad una espressività maggiore del sadismo rispetto al masochismo. Questo perché il campo del fallico è maggiormente propositivo e affermativo, prende il mondo di petto. Nel fallico, in una qualche misura, è anche presente un confronto-scontro con il fallo del padre, mentre nel coatto non c’è. Il fallico di cui parliamo, dice Ferri, è il fallico senza padre o il fallico senza alleanza con il padre: senza padre significa che ci troviamo di fronte ad un fallico che nasce sul progetto narcisistico della madre, quindi non si è mai confrontato con il padre. Qui ci può essere anche una sorta di volontà di parricidio che può generare senso di colpa. Il fenomeno masochismo narcisismo nel secondo campo si chiarifica anche nel fallico in alleanza, quindi con un padre con un buon livello di accettazione del figlio, sviluppando il cosiddetto “complesso di atlante”, che potrebbe configurarsi come masochismo secondario di secondo tipo.

In sostanza:

  1. nel masochismo secondario di primo tipo c’è la compressione coartazione del campo, perché ciò è accaduto o in assenza di padre e quindi è la madre che fallicizza il piccolo, in fase coatta-prefallica fallica, oppure è una figura castrante (masochismo secondario di secondo tipo),
  2. mentre il fenomeno masochismo narcisismo nel secondo campo si classifica anche nel fallico in alleanza sviluppando il masochismo secondario di secondo tipo. Queste sono persone leader che si caricano sulle spalle e sul collo le responsabilità proprie e degli altri oppure di intere organizzazioni (aziende, associazioni, ecc.). Questa è una persona che ha bisogno di mettersi al centro, ha bisogno di essere riconosciuto e di affermarsi.
  3. Reich propone che il piacere nel masochista non è altro che il piacere derivato dalla liberazione patologica della compressione del biosistema e quindi provocato da un’espansione violenta.

Conclusione

Il masochista percepisce come piacere ciò che dall’individuo normale viene percepito come dispiacere.

Freud aveva scoperto che sadismo e masochismo formavano una coppia antitetica. Poi, aveva scoperto che esisteva il sadismo orale, anale, fallico che si esprimeva come mordere, calpestare, perforare. Il sadismo, quindi, nasceva come reazione distruttiva contro la frustrazione della pulsione.

In questa concezione il masochismo è una formazione secondaria che consiste nel volgere contro se stesso la propria distruttività sadica. Ma Freud abbandona poi tutto ciò ribaltando la sua prima concettualizzazione teorica e affermando l’esistenza di una tendenza biologica primaria all’autodistruzione, ossia la pulsione di morte (thanatos) antagonista dell’eros.

Reich, invece, con lo studio e le ricerche sul carattere masochista, trova una risposta diversa, che confuta la teoria della pulsione di morte. Non esiste una pulsione primaria autodistruttiva perché anche il masochista segue, anche se in modo apparentemente distruttivo, e quindi incomprensibile, il principio del piacere: infatti il masochista non prova attraverso le percosse un dispiacere ma prova il piacere della distensione che, per paura, può provare solo in quelle forme.

I tratti salienti del masochista sono:

  • Una sensazione soggettiva, cronica di sofferenza;
  • Tendenza a lamentarsi;
  • Tendenza cronica all’autolesionismo;
  • Tendenza cronica all’auto-umiliazione;
  • Intensa mania di tormentare gli altri, provocazioni infantili continue per farli esplodere, cosa che produce poi la distensione;
  • Comportamenti maldestri, senza tatto ecc.;
  • Percezione non piacevole dell’aumento dell’eccitazione sessuale, come base caratteriale specifica del masochista;
  • Atteggiamento spastico molto accentuato, sia psichico che genitale. Inibisce immediatamente e continuamente ogni sensazione seppure accennata di piacere, trasformandola in dispiacere;
  • La sensazione di sciogliersi è vissuta dal masochista come l’arrivo di una catastrofe punitiva; l’essere picchiato, quindi, diventa lo strumento della distensione agognata, che è vietata raggiungere con altri mezzi; egli, in tal modo, si discolpa dell’accaduto, cioè la distensione sessuale, di cui è invece colpevole la persona punitrice.

Nel BreathBalance® consideriamo oggi la struttura adottata da un masochista come una energia “trattenuta”, non capace di muoversi liberamente verso l’esterno, verso il mondo, in maniera agile, leggera. L’aggregato energetico è diviso fra istanze centrifughe e istanze centripete, una voglia di lasciarsi andare e un bisogno di trattenere; ciò comporta una scissione fra naturalezza e rigidità, con la scelta della persona di intraprendere “tensioni parassite” che lo irrigidiscono in una, spesso, assurda, resistenza alla vita.

Il lavoro sarà quindi, in PEV® quello di aiutare la persona ad allentare le proprie tensioni centripete, consce o inconsce che siano, a iniziare un percorso di costruzione di fiducia verso la vita e nel proprio andarvi incontro, nonostante le delusioni che immancabilmente incontrerà. Aiutare il seme vitale che un poco alla volta germoglierà e potrà diventare una pianta rigogliosa. Può essere il lavoro di una vita, difficile certamente, percepito impossibile talvolta, ma necessario, essenziale e auspicabile per chiunque.

[1] Mentre per Reich essa resta una pulsione secondaria, quindi qualcosa di derivato e non originario.

[2] Come possiamo notare Reich era anche un analista sui generis. Solo dopo anni, circa 6, al termine di questa analisi Reich pervenne alla soluzione del problema.

[3] Tutto ciò spiega l’ipotesi dell’erotismo dermico sostenuto da alcuni psicoanalisti.

Articolo tratto dall’Intervento di Alfonso Guizzardi all’XI Convegno internazionale di Psicoterapie corporee a Città del Messico